Lost – 6×06 – Sundown
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No, sporcaccioni, la puntata non è incentrata sulla moglie di Jin e sulle pratiche sessuali dell’adorabile coppia coreana.
No, sporcaccioni, la puntata non è incentrata sulla moglie di Jin e sulle pratiche sessuali dell’adorabile coppia coreana.
Jack Shephard è forse, in questo momento, il personaggio più indecifrabile di Lost. Il paladino dei giusti, il leader borioso, il man of science delle prime stagioni, stupidamente testardo e incapace di andare sopra le righe è davvero un lontanissimo ricordo. Ora il dottor Jack è davvero “lost”.
Ci sono serie che raccontano una realtà vera, a volte nascosta e lontana da noi. Una realtà dove il sogno a stelle e strisce si confonde in valori solidi dalle assurde interpretazioni, dove la strada sancisce i suoi vincitori ed i suoi vinti, facendo da giudice estremo: Sons of Anarchy è una di queste serie.
E si va sul sicuro quando un geniaccio come Kurt Sutter, che ha già nel suo bagaglio l’intera produzione di The Shield, decide di raccontarci l’America vista dagli occhi dei mangiatori di strade. I bikers si sa sono un mito d’oltre oceano, una visione immaginaria di noi sognatori europei che quei paesaggi li possiamo vedere solo in cartolina. Ma la realtà è ben diversa dal sogno e Sutter ce lo spiega al solito tanto abilmente quanto duramente. Crimine, corruzione e chi più ne ha più ne metta: la sopravvivenza a Charming, California, passa obbligatoriamente dai Sons of Anarchy. Ed il Club con la C maiuscola è il vero protagonista della serie.
Una delle leggi non scritte della critica, indipendentemente dall’argomento che ci si appresta a commentare, dal disco al trattore, dal film alla parata di scimmie ammaestrate, è che parlare male di qualcosa è molto più divertente che parlarne bene. Lost è probabilmente l’eccezione che conferma la regola: l’idea di parlarne male mi fa sentire profondamente in colpa.
Eppure questo inizio di stagione ha già una grossa responsabilità: quella di dare un’identità propria e un’anima indipendente al serial, rendendolo autonomo dalla complessa mitologia della serie madre.
Missione ampiamente riuscita.
Caprica NON è BSG e se trovare piccoli punti di intersezione tra i due show è un gioco per esperti e appassionati le differenze tra i due serial rappresentano invece solo una grande ricchezza. Tutta da scoprire.
Il pilot ci aveva presentato i personaggi, delineandoli già alla perfezione, questi due episodi invece ci gettano a capofitto nella società Capricana facendoci conoscere la corruzione e la violenza ma anche i paradossi e la modernità della stessa mentre i vivi piangono sulle macerie delle loro vite spezzate ed i morti non lo sono. Non del tutto almeno. Continue reading…
La scorsa settimana sembrava quasi dovessi combattere l’Apocalisse anche io dalle tante cose che avevo da fare. Non trovare un momento per me e per il blog e’ stato davero incredibile… Ho capito adesso come dovono sentirsi i nostri fratellini sempre a rincorrere demoni, fantasmi, angeli e ogni sorta di creatura strana che cerca di farli fuori.
Finisce una stagione. Ti lasciano di sasso. Pensi “come potrò sopportare un’attesa lunga otto mesi?”. Ma ogni anno, inevitabilmente, la sopporti. Sette mesi, sei, cinque, tre, uno, tre settimane, due settimane, dieci giorni, cinque, quattro, tre, due, uno, ma no, è domani, oggi è zero solo per gli americani, noi prima di domani mattina niente, passa la notte, ci siamo, due ore di anteprima! Finite. Ma come, di già? Otto, interminabili mesi di attesa per quest’ora e mezza scarsa di passione? E non vi ho ancora detto la cosa peggiore. Questa è l’ultima volta che torna Lost.

In dieci puntata di “The Vampire Diaries” è successo davvero poco.
Sguardi languidi, sospiri e bacetti a profusione, il solito clichè dell’amore impossibile tra la brava ragazza e il vampiro dal cuore d’oro, un fratello cattivo in cui riponevamo tutte le nostre speranze e che invece alla fine poi tanto cattivo non è, una streghetta in erba in cerca del suo vero essere e una cripta sigillata in cui riposano non tanto in pace la gemella cattiva (e vampira) della nostra protagonista in compagnia di una marea di suoi simili incazzati e assetati di sangue.
Roba di ordinaria amministrazione insomma. Niente di cui scrivere a casa.
In questi due ultimi episodi invece, sono successe tante cose da poter quasi quasi porre le basi per lo sviluppo di una storia interessante, anche se, visti i precedenti, non mi farei troppe illusioni.

Li avevamo lasciati smarriti e desolati dopo una battaglia all’ultimo sangue nel corso della quale il dolce e timido George rinunciava ad un’altra parte della propria umanità e uccideva senza alcuna pietà Herrick il vampiro capo, mangiandolo fino all’ultimo boccone.
Li ritroviamo dopo un’attesa interminabile, cresciuti, consapevoli, determinati.
E con una voglia di umanità pazzesca.
Se siete tra le tre o quattro persone che leggono le firme alla fine degli articoli, vi sarete di sicuro accorti che non mi si vedeva su questo blog da un po’ di tempo. Probabilmente mi avete pure mandato a dire qualche cosa di poco carino, dato che d’improvviso vi ho lasciati senza le recensioni settimanali della miglior stagione di Dexter.
E forse, ora che avete capito chi sono, mi ritenete pure un po’ pirla per aver abbandonato il killer di Miami a favore di quella serie… sì dai, quella lì in cui c’è la tizia figa ma incapace che ogni settimana recita male una parte diversa.
Beh, anch’io la pensavo così fino a qualche mesetto fa (su Dollhouse, non sull’essere pirla), ma quella che era una serie dimenticabile e a tratti irritante si è trasformata in sci-fi altissima qualità. Una serie alle cui puntate mi avvicino ora in maniera non dissimile a quella con cui mi avvicino agli episodi di Lost.
Quindi, in amicizia, se vi piacciono la fantascienza e la serialità televisiva, mollate quella stronzata di FlashForward e recuperate Dollhouse. Che finisce fra due settimane, è bene che vi avvisi, ma che in due stagioni di tredici episodi ha fatto più di quanto altre serie fanno in un centinaio di puntate.
E ora basta preamboli e andiamo al sodo. Continue reading…