SI PARLA DI: Boardwalk Empire, Lone Star, The Event, Running Wilde, Undercovers
I prossimi quattro paragrafi saranno dedicati alla presentazione di questa nuova rubrica. Se odiate i preamboli, saltateli senza nessun problema e capirete comunque tutto nel corso delle settimane.
A scrivere è Lockecole: mi conoscerete per le vecchie recensioni di Dexter e BSG se avete seguito il blog nel suo periodo d’oro, mi conoscerete per i logorroici commenti sul 90% della produzione seriale se seguite il forum e, nel caso non mi conosciate, non credo vi siate persi nulla di che.
“Any Given Sunday”, la nuova rubrica settimanale di iFighi.net, rappresenterà sempre e solo il mio personale punto di vista sulle cose ed avrà una forma sempre eterogenea, incoerente e schizofrenica, per ben rispecchiare la stabilità dei giudizi del proprio autore.
Che vuol dire nella pratica? Che una settimana potrei provare a recensire e confrontare tutte le puntate uscite nel corso della settimana, che quando esce il puntatone epocale di una specifica serie ci si potrà concentrare solo su quello e fanculo al resto, che se una certa domenica mi sveglio senza aver smaltito l’alcool ne vien fuori quello che ne vien fuori…
L’unico vero punto fermo sarà uno. Niente spoiler che precludano la lettura a chi non segue una determinata serie. Potrete sempre leggere tutti gli articoli da cima a fondo senza paura di incappare in anticipazioni su puntate che non avete ancora fatto in tempo a vedere o su serie che avete intenzione di iniziare nell’immediato futuro.
Certamente potranno esserci delle eccezioni. Fra poche settimane, ad esempio, finirà la quarta stagione di una piccola serie chiamata “Mad Men” e potrei volerne discutere in maniera più dettagliata che con un banale “Stagione superba, peccato non possa dire un cazzo a riguardo. Però bella. Bella bella”. Ma, in questi casi, escogiterò simpatiche ed ingegnose idee per avvisarvi preventivamente.
Fine del preambolo.
Ora andiamo al sodo.
E il sodo questa settimana è rappresentato dall’esordio di un sacco di serie nuove. So che sono iniziate o stanno per iniziare anche le nuove stagioni di serie amatissime tra i nostri lettori, ma per quelle dovrete aspettare settimana prossima.
Stavolta ci si concentra sulla novità ed, in particolare, su Boardwalk Empire, Lone Star, The Event, Running Wilde e Undercovers.
Se siete appena tornati dalle vacanze o se, per altri motivi, non siete ancora ben sicuri sulle nuove serie da iniziare, la priorità assoluta va data a Boardwalk Empire e Lone Star.
Boardwalk Empire rappresenta la definitiva dichiarazione di guerra della HBO alla AMC e pare costruito alla perfezione per rappresentare l’anti-MadMen: opera di uno dei più apprezzati autori dei Soprano, ambientato in un periodo della storia statunitense entrato nel mito, grandissima cura nella ricostruzione storica e con un carismatico e malinconico antieroe come protagonista. Ricorda qualcosa, no?
Inoltre la reputazione decennale della HBO può permetterle di attirare talenti a cui la AMC potrà pensare di interessarsi solo fra una decina d’anni, se tutto andrà bene. Ecco quindi Steve Buscemi a ricoprire il ruolo da protagonista, gente come Michael Pitt e Michael Shannon nel cast e soprattutto Martin Scorsese alla regia.
E Scorsese è l’uomo perfetto per ritrarre l’inizio dell’era del proibizionismo e della carriera criminale di Nucky Thompson (ispirato alla figura di Nucky Johnson), un uomo che col tempo avrebbe incrociato figure come Lucky Luciano, Arnold Rothstein ed Al Capone.
Una serie che si prefigge l’obiettivo di narrare l’epica della criminalità organizzata nell’era del proibizionismo e che, per farlo, ha interpellato l’uomo che con questo materiale ha fatto la storia del cinema.
Di sicuro torneremo a parlarne dettagliatamente durante le prossime settimane.
Il pilot di Lone Star, per quanto non ambizioso e grandioso come la serie di cui abbiamo appena parlato, è un altro grandissimo pezzo di televisione e gran parte del merito deriva dall’originalità del soggetto, decisamente atipico per una serie televisiva.
Soggetto che dubito riuscirei a riassumere meglio e più brevemente di quanto faccia Wikipedia: “Robert Allen (James Wolk), a Texan con-man, leads a secret double life. As “Bob,” he is married to Cat and living in Houston while working for his oil-tycoon father-in-law. Four hundred miles away in Midland, he is “Robert” in a second life with girlfriend Lindsey. As he schemes to take control of the oil business and finds himself torn between the love of two women, he must fight to keep his web of lies from falling apart”
Una premessa intrigante, supportata da un ottimo cast (in particolare risaltano David Keith nel ruolo del padre di Bob e Jon Voight nel ruolo del magnate del petrolio Clint Thatcher) e dalla regia di Marc Webb, già autore dell’ottimo “(500) Days of Summer”. E Lone Star non è stato un semplice compitino televisivo per Webb, il cui stile è evidentissimo in ogni scena e nella scelta della colonna sonora, opera del gruppo inglese “Mumford & Sons”.
Ma c’è un aspetto negativo dietro tutto questo. Gli ascolti del pilot sono stati tremendamente bassi, al punto che pare sarà difficile riuscire a vedere il terzo episodio della serie. Quindi, no, Lone Star non sarà il successo che la FOX auspicava, ma ecco perché non ve ne deve fregare nulla:
-E’ un pilot superbo e già questo vi dovrebbe bastare
-La premessa della serie è così sottile e fragile che 13 episodi sembrano perfetti per portarla alla sua naturale conclusione senza strafare. E, in teoria, questi 13 episodi prima o poi li vedremo, che si quest’autunno sulla FOX, quest’inverno sul web o la prossima estate in mezzo ad un mare di repliche.
Gli ascolti non sono invece un problema per The Event, il nuovo thriller sci-fi della NBC che al suo esordio ha ottenuto buon successo di pubblico e critica. Se volete leggere la naturale prosecuzione di questa frase, vi consiglio l’ottimo articolo che Marissa ha pubblicato sul nostro blog qualche giorno fa…
Infatti io, nonostante l’enorme successo riscontrato da più parti, ho trovato questo pilot una delusione praticamente su tutti i fronti. Salvo la regia, qualche attore (più sulla fiducia che altro, sinceramente) e il fatto che si tratti effettivamente di uno dei pochi prodotti serializzati offerti da questa stagione televisiva. Il problema però è che questo tipo di prodotto, se realizzato con la faciloneria di The Event, risulta tanto standardizzato e prevedibile quanto l’ennesimo procedurale poliziesco.
Ma non è questa la critica che faccio a The Event, che seguirei sicuramente con piacere e con divertimento se il suo unico difetto fosse la poca originalità (come si vedrà tra poco, quando parlerò di Undercovers), bensì l’imbarazzante pochezza della sceneggiatura.
Si può infatti costruire una serie basandosi solo sui misteri e sul loro svelamento, ma per farlo bisogna avere una sceneggiatura di ferro e l’autentica capacità di creare tensione.
Il pilot di The Event butta nella mischia un sacco di situazioni tipiche del genere (l’uomo qualunque che si trova per caso al centro della cospirazione, la donna che scompare durante un viaggio e che pare non essere mai esistita, l’attentato al presidente, l’aereo dirottato…) ma nemmeno si preoccupa di contestualizzarle… le butta lì senza alcun timore, aiutato da una struttura che pare costruita apposta per mostrarci solo gli highlights della vicenda e creare ritmo senza avere necessariamente la capacità di costruirlo.
Insomma un thriller senza mistero, un racconto teso senza tensione, grandi attori senza grandi personaggi, un successo planetario con uno spettatore in meno.
Però, mi sembra giusto dirvelo, guardatelo. Perché le statistiche sono a mio sfavore ed è molto probabile che vi piacerà. Che vi piacerà da impazzire. Io per il momento ho deciso di non sforzarmi a farmelo piacere e di aspettare un po’ di tempo e un po’ di feedback prima di decidere se riprenderlo in mano o no.
L’articolo si sta rivelando molto più lungo di quanto avessi immaginato, quindi filerei subito a parlare dei due grandi ritorni “autoriali” della stagione. Il primo a tornare è Mitch Hurwitz, autore di quel capolavoro di Arrested Development, che recupera dal suo vecchio successo Will Arnett, David Cross ed un umorismo cartoonesco e surreale, ci aggiunge la Keri Russell di Felicity e crea Running Wilde.
Massacrato dalla critica, che probabilmente si aspettava un nuovo Arrested Development ora e subito, Running Wilde si rivela invece un format piacevolissimo, dove Arnett può divertirsi ad interpretare ancora una volta il ruolo dell’eterno bambino viziato ed egoista ed Hurwitz può circondarlo di personaggi assurdi ed immaturi, tra cui spicca in questo primo episodio il miglior amico e nemesi (sì, tra ricchi funziona così) di Steven Wilde, Fa’ad, interpretato dall’ottimo Peter Serafinowicz.
E’ un ottimo prodotto? No, ci sono ancora aspetti da limare, tra cui la recitazione di Keri Russell, che non sembra molto a suo agio con i toni richiesti dalla commedia dell’assurdo.
Diventerà il nuovo Arrested Development? La vedo molto dura, se non altro perchè i mille fattori che hanno reso AD una delle migliori comedy di sempre non si possono replicare a tavolino.
E’ una comedy che dovreste vedere? Sì, assolutamente.
L’altro ritorno importante è stato quello di J.J. Abrams, che, a dirla tutta, non se ne era mai andato (di Fringe parleremo settimana prossima), ma che si presente comunque con un nuova serie, Undercovers.
Mentre Hurwitz si è presentato con un prodotto che accoglie a braccia aperte i fan della sua opera precedente, il pilota di Undercovers sicuramente deluderà chi si aspetta una serie in linea con le precedenti opere di Abrams.
Undercovers infatti è una serie leggera, più commedia brillante che dramma, e costruito per divertire ed entusiasmare più che per emozionare. E’ il True Lies di Abrams, laddove Alias, Lost e Fringe erano i suoi Aliens, Terminator e T2.
E, accettata questa premessa, Undercovers è una buona serie? Eccome!
C’è un ritmo eccellente, i personaggi funzionano nonostante la totale mancanza di profondità, i due protagonisti hanno la giusta dose di carisma e voglia di cazzeggiare e sono supportati da buone spalle comiche ed infine Abrams non si dimentica di essere un regista “serio” quando deve costruire una scena d’azione. Ed infatti dal punto di vista tecnico è tutto su livelli molto alti.
E, per quanto non sconvolgerà il panorama televisivo, credo mi divertirò sicuramente a seguire questa coppia di spie in giro per l’Europa. Undercovers è puro intrattenimento da birra e pop-corn ed è quello che ci vuole di tanto in tanto in mezzo ai vari Mad Men, Boardwalk Empire e Rubicon.
Ecco, Rubicon!
Per quanto sia in onda da più di due mesi, conta comunque come novità stagionale e rientra sicuramente tra le migliori nuove serie. Però, ecco, ha nove puntate alle spalle, dovrei parlarne in maniera approfondita e l’articolo mi pare sia già abbastanza lungo.
Quindi per questa settimana chiudiamo qui e di Rubicon parleremo in uno dei prossimi articoli, magari in prossimità del finale o, se riusciremo, anche un attimo prima. Nel frattempo recuperatelo sulla fiducia.
Spero possiate gradire questa rubrica. Se avete critiche o suggerimenti da fare, usate pure la sezione dei commenti. E, chiaramente, commentate!
Next week: Dopo le novità, parleremo dei ritorni. Fringe, Dexter, The Good Wife, Modern Family e come godersi The Office sapendo che fra una ventina di puntate dovremo fare a meno di Steve Carell.
-Lockecole
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